L’antilingua

Caratteristica principale dell’antilingua è quello che definirei il “terrore semantico“, cioè la fuga di fronte a ogni vocabolo che abbia di per se stesso un significato […]. Nell’antilingua i significati sono costantemente allontanati, relegati in fondo a una prospettiva di vocaboli che di per se stessi non vogliono dire niente o vogliono dire qualcosa di vago e sfuggente […]


Così scriveva nel 1965 su “Il GiornoItalo Calvino. Partendo dalla descrizione di una situazione della vita reale  (una denuncia in una caserma dei Carabinieri), l’autore descrive una situazione paradossale in cui la semplicità della lingua comune viene “complicata” dalla traduzione in linguaggio burocratico. Così “la mattina presto” diventa “le prime ore antimeridiane”, “la cassa del carbone” “il recipiente adibito al contenimento del combustibile”, “dietro” “situati in posizione retrostante”. L’autore, quindi, sottolinea come il linguaggio burocratico abbia creato un’antilingua inesistente nel mondo reale.

Ogni giorno, soprattutto da cent’anni a questa parte, per un processo ormai automatico, centinaia di migliaia di nostri concittadini traducono mentalmente con la velocità di macchine elettroniche la lingua italiana in un’antilingua inesistente.

La lettura del testo integrale è davvero piacevole e significativa. Disponibile a questo link.

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